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Edizioni del Cartafaccio

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Un Atigianato della Parola per coltivare la Mente, educare il Cuore e praticare le Virtù
Non debbo, non posso, non voglio

“Non debbo, non posso, non voglio” sono le famose parole che San Gaspare del Bufalo proferì dinanzi ai francesi che occupavano Roma.

Queste illegittime autorità, usurpando il Regno del Sommo Pontefice, cominciarono a perseguitare anche i buoni e onesti Sacerdoti, per costringerli a giurare obbedienza al loro governo. Cosa che, per estensione, significava giurare obbedienza alle loro pestifere idee liberali e massoniche. E’ in questo contesto che fu chiesto a San Gaspare di prestare obbedienza ma, come detto, egli oppose un netto rifiuto:

“non debbo, non posso, non voglio”.

Poche parole che aprono un mondo e ci insegnano cosa sia la giusta obbedienza ai dettami della Chiesa.

C’è un aspetto, però, nelle parole di San Gaspare, che a mio avviso merita un’attenzione particolare, ovvero il “non voglio”. Nelle varie rivoluzioni che hanno sconvolto la storia dell’Europa e del mondo, infatti, abbiamo assistito a veri e propri orrori, a crimini efferati, basti pensare alla repressione dei moti Vandeani o alla persecuzione della Chiesa del silenzio nell’URSS, giusto per fare due esempi, ma la violenza fisica non è mai stata il fine di tali rivoluzioni, che hanno sempre mirato a qualcosa di molto più sinistro: far rinnegare volontariamente Cristo. Per questa ragione, il “non voglio” di San Gaspare assume un connotato tanto importante: in queste parole è contenuto un atto di fedeltà a Cristo e alla Chiesa, e un netto rifiuto della rivoluzione e delle sue oltraggiose pretese.

Nulla, del resto, può separarci da Cristo, non la persecuzione, non la tortura, non la morte… solo la nostra cattiva volontà può essere causa di separazione da Dio ed è a quella che mira il nemico… vuole spingerci a rinnegare Cristo volontariamente, come fece San Pietro durante la Passione.

La meravigliosa professione di fede fatta da San Gaspare non può che farci pensare al tempo buio che viviamo, un tempo in cui viene chiesto anche a noi di rinnegare la Verità, di violentare la creazione di Dio prestando il nostro assenso alle pretese assurde dell’uomo moderno, che vuole farsi padrone di sé stesso, che vuole decidere cosa essere, quando morire, quando è lecito uccidere, e persino come mutare la Santa dottrina della Chiesa… un’altra grande Santa (*) diceva:

“a forza di silenzio il mondo è marcito”.

Come negare, allora, che il più grande male del mondo contemporaneo sia la mancanza di pastori che, in seno alla Chiesa, siano pronti a dire, come San Gaspare, “Non debbo, non posso, non voglio”?

Dopo la morte del coraggioso Papa Pio XII, i pastori di Santa Madre Chiesa hanno cominciato ad abbracciare il mondo, a tacere sull’inconciliabilità fra le istanze liberali e la Fede Cattolica e, in certi casi, a dare aperta approvazione delle prime e una sempre più tiepida testimonianza della seconda.

Sono poche le voci che si sono levate con la stessa forza e la stessa convinzione che ebbe San Gaspare nel dire “non debbo, non posso, non voglio” … penso, ad esempio, ai Sacerdoti e ai religiosi della FSSPX, i quali, per tutta risposta, vengono spesso tacciati di essere dei semplici “fissati con il latino” …

Perché, dunque, scrivere di San Gaspare del Bufalo? Beh, perché luglio è il mese dedicato alla devozione per il Preziosissimo Sangue di Cristo, e questo Santo è stato propagatore eccezionale di tale devozione: ha amato così tanto il Preziosissimo Sangue da plasmare su di esso la sua straordinaria santità.

Io penso che proprio l’inebriarsi di questo Sangue, sparso per la Redenzione di ciascuno di noi, abbia spinto un semplice Sacerdote a fronteggiare con coraggio gli uomini più potenti del suo secolo, pur consapevole delle conseguenze, perché chi è certo di avere Dio dalla sua parte non deve temere nemmeno tutte le schiere dell’inferno, figurarsi qualche essere umano, per potente che sia.

La fine di questa vicenda, del resto, mostra chiaramente quale considerazione avere dei potenti di questo mondo: tutto passa, tutti gli uomini coinvolti in quelle vicende sono morti, ma San Gaspare, con poche ma efficaci parole, si è acquistato l’eterna felicità!

Allora penso che sia proprio questo che il Buon Dio ci invita a fare ogni giorno: inebriarci del Preziosissimo Sangue, vivere di Sacramenti e preghiera, raccomandarci a Maria Santissima e non temere, perché anche in mezzo alla tempesta, Cristo non ci lascia cadere.

Non dobbiamo vivere asserragliati da immagini brutte e blasfeme, come ad esempio, quelle così in voga nel mese di giugno, non dobbiamo ascoltare avidamente ogni brutta notizia, ma nemmeno restare chiusi nella nostra vita privata per quieto vivere…

Dobbiamo afferrare l’occasione di questi ultimi giorni di luglio per chiedere a Gesù Cristo di ripulire i nostri occhi, le nostre orecchie, le nostre bocche, i nostri sentimenti, i nostri pensieri, di lavarci con il suo Preziosissimo Sangue sia nel corpo che nell’anima.

ChiediamoGli che il suo Sangue sia il nutrimento capace di darci forza quando verrà il nostro turno di essere coraggiosi come San Gaspare, quando dovremo saper dire al mondo, ma soprattutto al maligno, nella lotta ancor più importante per la nostra salvezza:

“Non debbo, non posso, non voglio”.

(*) Santa Caterina da Siena